Come molti sapranno (non direttamente dal mio blog, ma tramite quello di D) sono felicemente gravida, ormai dentro l’ottavo mese.

Balena spiaggiata sulle coste della Sardegna
La data prevista del parto fluttua con una variabilità degna del mio leggendario umore premestruale. E’ passata dal 9 settembre alla prima ecografia (fatta a 9 settimane) al 1 settembre all’ecografia detta morfologica (fatta circa alla 22 esima settimana), per poi arrivare al 4 settembre quando ho fatto richiesta all’INPS per la maternità e adesso, fatta l’ecografia detta di accrescimento, è giunta al 30 agosto. Il parentame tutto mi dice di non farne una tragedia, che tanto il giorno del parto non si può fissare, a meno di cesareo programmato. Bah!
Durante il corso preparto, ma soprattutto in questi ultimi tempi, ho cominciato a pensare al parto vero e proprio (D ci sarà, ma non farà foto, né filmini) e se voglio o meno l’analgesia epidurale. Ebbene… non lo so. O forse sì, ma il fatto di essere arrabbiata mi obnubila il giudizio. Arrabbiata? Vedo di spiegarmi.
Che la donna debba partorire con dolore non sta scritto da nessuna parte tranne che su un vecchissimo testo allegorico cui tanti danno peso ancora ai giorni nostri. Questo testo allegorico permea la cultura italiana al punto che i ginecologi ospedalieri del Servizio Sanitario Nazionale (di uno Stato che sulla carta si professa laico) possono permettersi il lusso di essere obiettori di coscienza. Ho scoperto solo dopo aver fatto l’amniocentesi che la mia ginecologa, che presta servizio presso un ospedale di detto servizio sanitario, è obiettrice. Gliel’ho chiesto direttamente e lei, altrettanto direttamente, mi ha riposto. Ha anche aggiunto che, qualora l’esito dell’amniocentesi fosse stato sfavorevole e avessi voluto avvalermi dell’aborto terapeutico, mi avrebbe indirizzata verso suoi colleghi non obiettori. Ci ho ragionato un po’ e lì per lì, l’obiezione di coscienza non mi sembrava una contraddizione: far abortire un feto di 6 mesi (la legge prevede l’aborto terapeutico fino a 180 giorni, a fronte di gravi rischi per madre e/o bambino) penso che possa fare impressione. Ci vuole un bel pelo sullo stomaco. Ma se ti fa impressione il sangue, non fai il chirurgo e se non vuoi far abortire una donna non fai il ginecologo. E Ippocrate qui non c’entra proprio (nel giuramento moderno non si parla più di aborto, ma genericamente di tutela della vita, non collegata direttamente alla gravidanza, checché ne dicano i cattolici). Nonostante tutto, andrò a partorire a 40km perché voglio essere seguita dalla mia ginecologa, perché mi fido e perché è, come la definisco io, tetra. Cioè ti dice le cose come stanno e non ti nasconde nulla, tipo che ancora oggi si può morire di parto.
Al corso preparto, che ho frequentato presso l’ASL vicino a casa, dell’epidurale si è parlato solo quando ho fatto io la domanda. Chiaramente, nel piccolo ospedale di Assisi non la si fa, ma nel grande ospedale a 40km sì. Che bello, direte voi. Mica tanto, rispondo io. Ho chiesto alla mia ginecologa e lei mi ha detto che l’epidurale è a pagamento e che è comunque regolata da un rapporto libero professionista con l’anestesista. In buona sostanza, mi ha dato il numero di telefono e detto di fare da sola. Che in un paese cattolico l’epidurale potesse essere passata dal servizio sanitario nazionale mi sembrava, effetivamente, utopico. Evidentemente mi piace vedere il mondo attraverso lenti rosa.
Ad oggi (sono passate 2 settimane da quando ho avuto il numero) non ho ancora chiamato l’anestesista, perché ho preferito informarmi per altre vie, prima. La mia arrabbiatura scaturisce non solo dal fatto che il SSN non la passi, ma anche dal fatto che l’anestestista sarà di parte nel descrivermi i pro e i contro, visto che ci guadagna (lo so, non l’ho ancora chiamato, come faccio a saperlo?). Dei pro e i contro ho dunque voluto informarmi per conto mio, che di solito significa spulciarmi Internet (che mia suocera considera alla stregua dell’astrologia, vista la quanittà d’informazioni e disinfomazioni presenti) e formarmi una mia opinione. “Guglando” epidurale sono arrivata a diversi siti italiani e devo dire che non molti sono favorevoli. Visto che ho subito pensato che la loro opinione fosse di parte, influenzata dal cattolicesimo (nel pensare questo, sicuramente, sono di parte anche io), ho deciso di cercare fonti in inglese, dato che gli anglofoni hanno un diverso approccio nei confronti del cristianesimo e infatti non sono cattolici! Tra i vari siti visitati, spicca, per completezza delle informazioni e citazione delle fonti, Wikipedia. Chiaramente sono anche andata a cercarmi testimonianze dirette su siti meno autorevoli (cosa che fa parte dell’astrologia succitata) da parte di donne americane e inglesi per sapere se è davvero tutto oro quel che luccica. E… sorpresa, sorpresa (ma poi mica tanto), non lo è.
A quali conclusioni sono giunta? Che ho più dubbi di prima.
Innanzitutto: mi posso fidare di una forma di analgesia relativamente poco praticata? Insomma, l’anestesista e tutto il personale sarebbero in grado di far fronte ad eventuali problemi, visto che poco praticata significa poca esperienza? In secondo luogo: sono certa di voler rischiare gli effetti collaterali, rari ma non impossibili? Se è vero che oggigiorno si muore ancora di parto (evento raro, ma non impossibile) perché rischiare di abbassare la pressione sanguigna, rallentare il travaglio (che sono effetti collaterali considerati nella norma) e rischiare la sofferenza fetale? Inoltre, non esistono studi sufficienti sugli effetti a lungo termine sul bambino.
Rileggendo quanto ho scritto, sembrerebbe che abbia preso la mia decisione. Ma partorire con dolore e dare ragione all’antico testo allegorico mi fa comunque rabbia. Uffa!