Dodici meravigliosi giorni fra gente sorridente, sole, propaganda anti USA, nidos de gallinas e non solo! Per chi non lo sapesse, i nidos de gallinas sono i crateri nell’asfalto, vere minacce per la nostra piccola ma coraggiosa Atos a noleggio.
Siamo stati benissimo, Daniele ed io. Lui era preoccupato di trovarla troppo cambiata da quando c’era stato nel lontano 1997. Invece gli è piaciuta perché è cambiata, sì, ma non si è snaturata nel cambiamento. Non è diventata capitalistica, per intenderci. E poi questa volta ha parlato con gente normale, non i soliti avventurieri ed avventuriere. Gente che non crede che il mondo fuori da Cuba sia tutto luccicante. Credo che sia rimasto molto soddisfatto del confronto.
Io, dal canto mio, che a Cuba non c’ero mai stata, non ho potuto fare paragoni e neanche mi è dispiaciuto. Così ho avuto modo di godermela fino in fondo. Sono stati 12 giorni intensi, già! Abbiamo noleggiato una macchina per 8 giorni ed il resto lo abbiamo passato a La Habana. Ho guidato sempre io (1600km milleseicento!) per 3 ottime ragioni. Primo, soffro il mal d’auto; secondo, non so leggere le mappe; terzo, non ho senso dell’orientamento. Intendiamoci, non è che sono una totale frana, voglio dire, in caso di necessità sono sicura che riuscirei ad orientarmi, ma perché fare io una cosa sforzandomi quando Daniele la può fare facilmente? Sono una furbacchiona!!!
Abbiamo fatto un giro un po’ sbilenco, perché volevamo andare a Santa Clara il primo giorno, ma dovevamo ancora noleggiare l’auto ed era domenica. L’auto l’abbiamo noleggiata, ma a Santa Clara non saremmo mai arrivati in tempo per vedere il monumento al Che, chiuso il lunedì. Dunque abbiamo proseguito per Cienfuegos, dove abbiamo trovato alloggio da Chichi ed Elena. Lui, classico uomo incapace di gestire il ménage familiare oltre l’acquisto del pane, e lei una splendida donna baffuta che mi ha fatto innamorare delle chicharritas, il cibo che ho eletto a mio preferito del viaggio, ancora prima di aver assaggiato altro! Las chicharritas sono fettine di banano maschio molto verde, affettate sottili, sottili e fritte! Mmm, spruzzate di sale sono meglio delle nostre patatine!
Salutata Cienfuegos, siamo giunti a Trinidad durante la Semana de la Cultura. Nome altisonante per un’allegra sagra di paese con birra gratis. Qui, putroppo, la nostra ospite era una pessima cuoca! E quindi non ci siamo arrischiati a farci cucinare, pardon “rovinare” l’aragosta. Dopo due giorni, di cui uno passato nella splendida Playa Ancon, leviamo le tende e ci dirigiamo verso Topes de Collantes, sulla strada per Santa Clara. Dovete sapere che a Cuba il GPS non serve (e neanche le cartine, se è per questo). Basta dare un passaggio a chiunque incontriate sulla vostra strada e loro saranno così gentili da indicarvi la strada da percorrere dopo che li avrete lasciati. E non mentono mai. Se non andate nella loro direzione, loro non salgono, ma ti dicono ugualmente dove andare. Fantastico! Ebbene, eravamo a Trinidad, diretti a Santa Clara passando per Topes de Collantes. Diamo un passaggio a due persone, un uomo e una donna. Giusto prima di affontare la prima salita, e dunque ignari del nostro destino, Daniele, alla vista di un altro autostoppista, chiede ai nostri passeggeri: “Ne prendiamo un altro?”. Non ho visto le loro facce, ma sono sicura che fossero perplesse. Vabbeh, ne prendiamo un altro. Da quel momento e per l’ora successiva non ho mai, tranne rare eccezioni, messo una marcia più alta della prima! Sì, la PRIMA! Metti cinque adulti ben pasciuti, due zaini enormi, una coraggiosa Atos, le colline di Topes de Collantes e il risulatato dà: la prima!!!
Dopo tante risate, arriviamo a Santa Clara dove visitiamo il monumento ed il memoriale ad Ernesto “Che” Guevara de la Serna. Ripartiamo subito per Playa Giron, sulla Baya de Cochinos, la famosa Baia dei Porci. Un posto veramente insignificante se non fosse stato per la sua vicinanza a Caleta Buena, una piccolissima insenatura protetta con un acqua turchese molto simile a quella della Sardegna, dove io mi sono gioiosamente tuffata e dove Daniele è rimasto a guardarmi dall’ombra, in compagnia di un cohiba SigloII di provenienza illegittima, il suo inseparabile libro e un’altrettanto inseparabile bottiglia di birra Crystal.
Dormiamo come sempre in una casa particular, la migliore di tutte quelle di cui siamo stati ospiti. Camera e bagno nuovissimi, ottima cena con pesce, la tovaglia!!! Il mattino successivo proseguiamo per Boca de Guamà, dove c’è un artificiosissimo allevamento di coccodrilli. Dove la proibizione lanciare pietre ai coccodrilli viene da noi puntualmente disattesa! Ma la pelle di coccodrillo risuona, come potevamo resistere? Abbiamo posato con un povero coccodrillino a cui erano state opportunamente legate le fauci (mi sorge il dubbio che non fosse tanto da compatire il povero coccodrillino, allora!). Ci siamo fatti spennare per mangiare 60g di coccodrillo che ha il sapore di un pollo molto sodo e abbiamo proseguito sostando a Playa Larga per fare delle foto. Decidiamo di andare a Varadero, per poi proseguire per Vinales il giorno dopo. I nostri sogni s’infrangono all’arrivo: spiaggia stupenda, ma… come ho avuto modo di dire nel mio stentato spagnolo: “Varadero no es cuba!”. E’ vero, non è Cuba, non ha sapore, è un posto turistico qualsiasi come ce ne sono milioni al mondo. Dopo aver fatto il mio bagnetto di rito (con buona pace di Daniele) e chiacchierato un’oretta con dei ragazzi locali incontrati in spiaggia, decidiamo di proseguire le nostre mirabolanti avventure e di dormire a La Habana, dalla nostra amica Lillem, per poi andare a Pinar del Rio.
L’indomani proseguiamo nel nostro viaggio. Da La Habana, carichiamo un autostoppista logorroico che lavora a Pinar del Rio il quale, quando scopre la nostra destinazione, esclama: “Coño, que casualidad!” (tipo: “figa, che fortuna!”). Costui lavora come respnsabile della qualità in un tabacchificio di sigari e si offre di farci fare una visita ai campi di tabacco, cui farà seguito dimostrazione e degustazione. Chiaramente, cercherà di venderci dei sigari e chiaramente noi li compreremo! Dopo la visita, salutiamo i nostri e proseguiamo per Vinales, a Pinar del Rio non c’è veramente molto altro.
Vinales è una cittadina molto piccola, ma inserita in una natura incantevole, circondata da stranissime colline che sembrano panettoni! Stiamo due giorni ospiti di una casa particular dove la cuoca era brava e la seconda sera per cena ci ha cucinato un pollo in umido favoloso! Ripartiamo per La Habana, la nostra coraggiosa Atos deve fare il tagliando, ma, soprattutto, sono finiti i giorni del noleggio. Tre giorni e mezzo a La Habana, assaporata con calma, visite in posti non turistici, come l’Accademia di Belle Arti accompagnati dalle nostre amiche Nanette e Lillem; chiacchiere serali sul socialismo, sulla vita a Cuba e la vita in Italia; musei e monumenti; chicharritas, fufù e yucca fritta.
Bella La Habana, bella Cuba!
E non ho parlato della contrabbandiera (o contrabbandatrice?) di caffè caricata sulla Sierra, delle terme stile Half-life a San Diego de los Baños, della visita d’obbligo a La Bodeguita del Medio e di tante altre cose. Andate a vedervi tutte le foto del nostro viaggio su http://foto.daxeel.it/Vacanze
A presto!