Ieri e l’altro ieri sono stata a trovare mia nonna a GO, risicando al nuovo lavoro un pomeriggio e sfruttando il giorno libero, che dunque di libero ha avuto ben poco! Però sono stata contenta perché ho fatto felice mia nonna nel giorno del suo ottantasettesimo (87!!!)compleanno (oltre ad aver mangiato pesce – il peese – a crepapancia), alla faccia delle mie fisime vegan (che sono opportunamente diventate fisime macrobiotiche)!
Dovete sapere che due membri della mia famiglia che viaggiano per lo stesso luogo lo stesso giorno generano (contemporaneamente ed indifferentemente) una lacerazione nel continuum spazio-temporale, una perturbazione nella forza, invidia da parte degli dei e piaghe bibliche.
Viaggio ai confini della realtà – Lunedì 16 aprile 2007: mia sorella (da Chiusi) e mio padre (da Perugia) decidono di prendere il treno per GO. A questo punto si verificano una serie di opposizioni planetarie: mio padre non prende il treno perché l’Intercity Tacito ha cozzato contro un treno merci già alla stazione di partenza (=Terni). Andando tutte le sue coincidenze a rotoli, mi telefona per sapere se può venire con me il pomeriggio successivo (io vado in auto: ho risicato un pomeriggio, ricordate?). – Certo, papà, con molto piacere! – Figo, penso io: padre e figlia on the road! Mia sorella, bellamente ignara della sorte che un destino beffardo le riserva, riesce ad arrivare a Monselice (- Monselice? E dove poffarbacco si trova? – verso Padova, ndR). Arriva, dunque, e lì rimane. Per cinque (5!) ore. Un Eurostar (non il suo), ha cozzato contro una gru. E’ la giornata delle cozze!. E’ ferma. Su un binario morto. Su un fichissimo Eurostar a cui hanno, meno fichissimamente, spento i motori. Ergo: niente aria condizinata. Niente aria condizionata? Con queste belle giornate, un po’ di sole fa sempre piacere prenderlo, no? E non vi sta mai bene niente! Come non stava bene a quelle compite vecchine (mi ha poi raccontato Elena) che, esasperate, mancava poco bestemmiassero (suppongo altrettanto compitamente) e che hanno aggredito la Protezione Civile che dopo 4 ore (troppa grazia) è stata informata che c’era un treno di disperati bisognosi di un po’ d’acqua e di sollievo dal loro soffrire terreno! – Ci avete fatto stare sotto il sole, vergogna! -, e la PC: - Ma signore, noi siamo stati avvisati venti minuti fa (!!!) e siamo venuti subito! -. Ebbene, un viaggio in treno che doveva durare 8 ore ne è durato 12, non male per le nostre ferrovie, eh?
Dunque, ricapitolando: a lunedì sera, un membro della famiglia (mia sorella) ce l’ha fatta, uno (mio padre) no. Martedì pomeriggio, quando altri membri della famiglia (io e mio padre) intraprendono il viaggio in auto, stranamente, gli dei si distraggono, l’Apocalisse ha un impegno e dunque non può manifestarsi, la forza è imperturbabile, il continuum spazio-temporale è dal sarto. Segue che, sempre stranamente, due membri della famiglia giungono a destinazione senza che nulla occorra loro! Martedì sera io e mio padre siamo a GO, riuscendo anche a cenare ad un orario decente: le 21! Dopo 4 ore e 45 minuti di auto, tout simplement!
Il giorno dopo, a pranzo, per festeggiare il compleanno di nonna Nives, ci godiamo uno spettacolare pranzetto di pesce al ristorante “La Corte Sconta” (che in goriziano vuol dire, il cortile nascosto): slurp, slurp! Antipasto misto di mare con alici e salmone marinati, ostriche, insalatina di gamberetti e polpo, insalata russa di mare (veramente ottima, non l’avrei mai creduto!), ad accompagnare l’antipasto: trancetti di pizza al pomodoro. Come primo abbiamo preso tre cose diverse: la nonna spaghetti con le vongole (che non erano quelle veraci, ha fatto notare lei, la furbacchiona!), mio padre e mia sorella risotto di mare per due (veramente squisito, gliene ho rubata una forchettata) ed io tagliolini con la coda di rospo in rosso: un delirio di squisitezza! Al secondo, la nonna cede, e getta il tovagliolo. Gli altri, insaziabili, continuano: orata al forno per due (loro) e io mi sdilinquisco davanti al pesce spada alla Lipari: con pomodorini e capperi! Satolli e lievemente allegri a causa del vino Tocai Friulano della casa (una deliziosa batosta da 13 gradi!), rinunciamo al dolce, ma la cosa non sorprende nessuno.
Felici e contenti torniamo a casa. Pisolino di una mezz’oretta, prima di rimetterci in viaggio (io ed Elena, papà rimane). Partiamo alle quattro del pomeriggio di mercoledì (cioè, ieri). Vi ricordate il destino beffardo? Già, anche lui si ricorda. Non facciamo in tempo a prendere l’autostrada, che subito ci viene consigliato di uscire a Palmanova a causa di code di 5km tra S. Giorgio di Nogaro e Portogruaro. Benissimo, tiro fuori la mia fidata cartina, la affido ad Elena (che, ho scoperto, ha meno senso dell’orientamento di me!), ed esco a Palmanova. Da questo momento, il baratro. Tre (3!) ore di rallentamenti vari per percorrere circa 80 km di amene stradine di campagna in mezzo ad altrettanto ameni paesini sconosciuti (che per la verità, meritano di rimanere tali!). L’Azienda di Promozione Turistica di Latisana, molto gentilmente, ci obbliga a fare un giro turistico (deviazione, la chiamano loro!) di una quantità incommensurabile di pigri minuti. Osserviamo, però, che gli abitanti fanno molti figli: ci sono molti bambini e neonati in carrozzina. In Padania Nord-Est sono più ricchi, è vero. Chiacchieriamo del più e del meno, per non farci prendere dallo sconforto. Decidiamo poi di forzare la mano del destino: vogliamo prendere l’autostrada da Latisana! Azzardo! A questo punto, i segnali dell’Apocalisse si manifestano con una scritta rosso fuoco su fondo nero carbone: – NON ENTRARE – all’ingresso dell’autostrada. Accettiamo il ‘consiglio’. Ci rituffiamo nel girone dantesco: gli ultimi minuti a Latisana sono una vera tortura, io ed Elena cominciamo ad ululare, ma raggiungiamo anche una nuova consapevolezza: che la decisione di farci arrivare a casa è stata presa da poteri superiori! E che per gli dei noi due siamo solo mosche per bambini annoiati: si divertono a torturarci (chiedo venia al sommo bardo per questa citazione libertina).
Finalmente, arriviamo a Portogruaro e riusciamo a prendere nuovamente l’autostrada. Solo che sono ormai le 19 passate. E io devo accompagnare Elena a Chiusi (che poi finirà che la porterò a casa, direttamente, ritardo per ritardo!). Quindi dovrò, ad un certo punto, prendere la A1. Non è ora di punta, quando passiamo accanto a Firenze, ma la A1 è un cantiere continuo: credo stia cercando di rivaleggiare con al Salerno-Reggio Calabria. Aaargh! Non solo: ci fermiamo tre volte perché mia sorella deve fare pipì (tutte e tre le volte) e deve mangiare (una volta) e deve prendere il caffè (tutte e tre le volte). Insomma, ma perché non ha fatto tutte queste cose prima di partire da casa, dico io!!!
Poggio la testa sul cuscino che è l’una di notte passata. Mi addormento fiduciosa che lo strappo nel continuum sia stato ricucito, spero da Valentino o da Ferrè o comunque da uno bravo (per carità: tutti, ma non la Versace!). Buonanotte.
Pubblicato da serena