Perché ho scelto di crescere mio figlio bilingue.

Durante la gravidanza, tra i miliardi di siti sulla maternità (intesa come essere genitrice) che ho visitato, ne ho scovati diversi anche sul bilinguismo infantile. Ma fino a che mio figlio non ha avuto 4 mesi non ho veramente pensato di crescerlo bilingue. A distanza di 7 anni sono sempre più convinta ed orgogliosa della mia scelta. Mio figlio parla l’inglese fluentemente, con un accento che definirei “neutro”, cioè né British, né American English, anche se alcune locuzioni che usa sono smaccatamente americane. È in grado di comprendere cartoni animati, film e audiolibri in inglese. Quando c’è una parola che non ha mai incontrato prima, mi chiede e gliene spiego il significato, ma non gliela traduco in italiano. Il perché la traduzione non sia il mezzo ideale per l’apprendimento di una nuova lingua, soprattutto da bambini, è oggetto di diversi studi e sarà oggetto di un mio prossimo articolo.

Sette anni fa ho cominciato leggendo il libro 7 steps to raising a bilingual child e ho scelto il metodo OPOL (one person one language), parlandogli sempre in inglese e cantandogli le canzoncine (ninnananne e filastrocche) in inglese. Ho cominciato prestissimo a leggergli libri, con il duplice scopo di insegnargli a parlare l’inglese e ad amare la lettura. Gli parlavo e parlo tuttora in inglese anche davanti ai nonni paterni che non conoscono la lingua, ma sono orgogliosi del fatto che il loro nipotino lo parli. La lingua con la quale mi rivolgo a mio figlio è sempre l’inglese, dentro e fuori casa. La meraviglia degli sconosciuti quando sentono mio figlio passare con naturalezza dall’inglese all’italiano è ancora oggi fonte di grande orgoglio.  E pensare che quando ho cominciato quest’avventura pensavo che mi sarei accontentata del bilinguismo passivo (lo capisce, ma non lo parla).

Ho voluto crescere mio figlio bilingue perché amo la lingua inglese. Il mio amore è legato al periodo in cui frequentavo la scuola internazionale ICS in Giordania, perché lo ricordo come uno dei più felici della mia vita. In cinque anni di scuola, l’inglese l’ho imparato benissimo, avevo anche un fantastico accento British che adesso, però, si è imbastardito con l’americano. Mentre crescevo e lo studiavo in Italia, dapprima alle medie e poi alle superiori, questo amore cresceva con me. Il fatto di saper parlare così bene la lingua più utile al mondo mi ha sempre fatto sentire orgogliosa e speciale, soprattutto durante l’adolescenza, periodo in cui i ragazzi hanno bisogno di tutte le rassicurazioni e le conferme possibili. All’università mi sono laureata in lingue. Prima di approdare alla glottodidattica infantile, ho lavorato nel turismo e nell’industria, ambiti in cui l’inglese serve. La mia seconda lingua la tengo viva e aggiornata guardando serie televisive in lingua originale e collaborando come traduttrice con un sito di fansubbing (ottima cosa per tenersi up to speed e non parlare una lingua obsoleta).

Oltre al volergli trasmettere la mia passione per questa lingua, voglio che mio figlio cresca bilingue perché la conoscenza dell’inglese lo aiuterà nella vita sociale (potrà viaggiare senza problemi in tutto il mondo) e lavorativa, qualunque lavoro voglia intraprendere.

 

Articolo scritto con licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 3.0 IT

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